PRO LOCO DI ARZIGNANO
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PRO LOCO DI ARZIGNANO

La nostra Associazione è da sempre impegnata, oltre a proporre momenti di aggregazione e di cultura, a ricercare le tradizioni e la storia della nostra terra.
Con questo nuovo sforzo intendiamo continuare un cammino che ci porterà ad una più approfondita conoscenza della Città che amiamo.

Servizi:

  • Tipologia
  • Varie
  • Regione
  • Veneto
  • Provincia
  • Vicenza
  • Città
  • Arzignano
  • Indirizzo
  • Via iv novembre 39/41

36071 - ARZIGNANO (VI)
SEDE PRO LOCO VIA IV NOVEMBRE 39/41
SITO INTERNET WWW.PROLOCOARZIGNANO.IT

ARZIGNANO VICENZA LA ROCCA SCALIGERA
ARZIGNANO VICENZA LA ROCCA SCALIGERA
La rocca è una costruzione difensiva non anteriore XIV secolo che la famiglia dei Della Scala fece costruire nella prima metà del 1300 lungo il loro territorio per rinforzarne le difese.
I Della Scala erano divenuti signori del luogo dopo che nel 1336 avevano sconfitto l'ultimo del Conti di Arzignano, di parte guelfa. La famiglia era, in origine, una famiglia di ricchi commercianti di lana che aveva bottega nel fondaco di Santa Maria Antica a Verona.
Nella lotta tra guelfi e ghibellini Mastino, il capostipite della dinastia, si schierò con i ghibellini fedeli all'Imperatore. Come Podestà, ruolo che assunse dopo la morte di Ezzelino II da Romano, non era ancora padrone della città, ma con la carica di Capitano del Popolo a vita, datagli nel 1262, il suo potere crebbe enormemente. Fu ucciso nel 1277.
A lui succedette il fratello Alberto che arricchì la famiglia acquisendo in vari modi i beni delle chiese ed abbazie di Verona. A lui succedette il figlio Bartolomeo che per primo ospitò l'esule Dante Alighieri , alla sua morte salì al potere il fratello Alboino che nel 1308 chiamò ad aiutarlo il più giovane dei tre fratelli Can Francesco, allora appena diciottenne, che nel 1311 ad appena vent'anni, rimase al potere da solo.
Can Francesco, divenuto per tutti Can Grande per la forza e l'energia che emanava dalla sua persona, conquistò Vicenza, subito rivendicata da Padova, agendo con tempestività cogliendo di sorpresa i padovani che avevano assediato la città.
Gli scaligeri, sempre in lotta tra loro, furono sconfitti dai Visconti di Milano che nel 1377, occupando le vallate dell'Alpone, del Chiampo e dell'Agno, divennero i nuovi signori della città. A loro nel 1400 si deve il primo restauro conservativo della rocca; purtroppo due anni dopo moriva il più illuminato di loro, Gian Galeazzo a cui si deve la costruzione del Duomo di Milano, gettando così le basi dell'annessione di Vicenza e di tutto il suo territorio alla Serenissima Repubblica di Venezia nel 1404.
Da un lato i cittadini persero la propria indipendenza sottomettendosi al sistema giuridico veneziano, dall'altro acquisirono grandi vantaggi avvalendosi della protezione di una delle potenze più forti del mediterraneo. Nel 1438 i Visconti tentarono di riappropriarsi dei territori perduti ed a ricordo del restauro resosi necessario per i danni subiti dalla rocca, fu posta una lapide sul portale d'ingresso, vicino all'impronta del ponte levatoio, recante la data del 1444 .
 Agli inizi del 1400 la nostra rocca è protagonista di un assalto da parte di un esercito straniero gli “Ungheri”. Nel 1409 Ladislao re d'Ungheria cedeva a Venezia la città di Zara per 100.000 ducati. Sigismondo di Lussemburgo, imperatore del Sacro Romano Impero, tentò di rivendicare con le armi i suoi diritti sulla Dalmazia. Mandò in Italia 14000 cavalieri ungheresi guidati da Filippo Buondelmonte degli Scolari, più noto come Pippo Spano da Ispan suo titolo amministrativo ungherese.
Dopo aspre battaglie in Friuli arrivò nel vicentino ponendo l'assedio anche al castello di Arzignano nel 1413. E' in questo contesto che per la prima volta nel nostro territorio si cita la santa catanese Agata. A lei la devozione popolare chiese la grazia di essere liberata dall'assedio e, dopo averla ricevuta, la popolazione riconoscente dedicò alla giovane una cappella in frazione di Tezze  stabilendo che ogni anno il 5 febbraio giorno della ricorrenza della morte della santa, coincidente con la liberazione del castello, una processione votiva si recasse alla cappella votiva recando un obolo di 4 libbre di cera e 4 ducati d'argento inserendo dal 1490 il voto nello statuto comunale.
Il 400 fu un secolo di prosperitoà per Arzignano grazie anche alla ricchezza di corsi d'acqua si svilupparono al piano la lavorazione della lana e la concia delle pelli non così possiamo dire del 1500 quando lo sviluppo economico e sociale fu interrotto dalle tristi vicende della Lega di Cambray quando papa Giulio II, Luigi XII di Francia, Massimiliano I del Sacro Romano Impero, Ferdinando d'Aragona e il Duca d'Este mossero guerra alla Serenissima per riappropriarsi dei territori perduti. La nostra rocca fu incendiata dalle truppe tedesche durante il saccheggio di Arzignano.
 Nella seconda metà del cinquecento la Serenissima non necessitava più di strutture difensive fortificate ed il castello si trasformò in palazzo del Vicario. L'aspetto trecentesco fu modificato con l'innalzamento del terzo piano della rocca, l'apertura delle finestre architravate al posto delle feritoie originali, la costruzione delle scale a chiocciola terminanti nelle loggette e la ristrutturazione della loggia del Vicario in cui si tenevano le udienze. Nel 1800 la rocca divenne di proprietà della chiesa e fu abbandonata sino alla fine degli anni 90 quando, in occasione del grande Giubileo del 2000 la rocca venne completamente restaurata per divenire luogo di accoglienza per i pellegrini giubilari.
Il restauro, oltre ad aver riportato alla luce lo splendido cammino di ronda che collega tutte le torri, ha fatto scoprire una porzione di affresco raffigurante il leone di San Marco e 5 stemmi.
Nel cortile della rocca è tutt'ora visibile e ben conservato un antico pozzo del 1400.
 
 

CASTELLO DI ARZIGNANO VICENZA CHIESA DELLA VISITAZIONE
CASTELLO DI ARZIGNANO VICENZA CHIESA DELLA VISITAZIONE
La chiesa,  che vediamo oggi nella sua maestosa veste neoclassica, si trova sul luogo dove sorgeva l'antica pieve duecentesca dedicata a Santa Maria,  che compare nei documenti del 200 e del 300
e che dalla seconda metà del XVI secolo si ritrova definitivamente inserita all'interno del recinto delle mura scaligere nel borgo attuale. Proprio in quel periodo prende il nome di S. Maria in castro per distinguerla dalla cappella di Ognissanti costruita in piano.
 
La chiesa attiuale fu costruita tra il 1836 e il 1850 sull'area della pieve quattrocentesca di cui conserva ricordi pittorici e scultorei.
La facciata venne completata nel 1926 su progetto dell'Ing. Mistrorigo. Nel timpano è scolpita la Visitazione. Nelle nicchie le statue di S. Michele Arcangelo (a sx) e dell'Evangelista Matteo (a dx) dello scultore vicentino Pozza mentre, sopra il timpano, sono visibili le statue del Redentore, al centro, con ai due lati S. Pietro e S. Paolo.
Sul lato sx della chiesa possiamo ammirare il bel portale quattrocentesco, che funge da ingresso laterale, proveniente dall'antico convento di S. Maria delle Grazie che ha ai lati due sculture arcaiche raffiguranti S. Agata ed il grifo. Ai lati due vaghissime candelabre con alla sommità due eleganti capitelli ionici. Sull'architrave si trova il simbolo di S. Bernardino o cristogramma* e,  al sommo della chiave,  il Cristo risorgente.
All'interno, a croce latina,  un grande affresco del soffitto rappresenta la Visitazione opera di Valentino Pupin, pittore ottocentesco che realizzerà anche le opere più importanti del Duomo di Ognissanti. Un'Assunzione è affrescata sulla cupola del presbiterio e i 4 Evangelisti sui pennacchi dello stesso.
Sul rosone centrale e sulle due grandi finestre sono raffigurati la Natività, l'Annunciazione e la Presentazione al Tempio.
Il più importante pezzo scultoreo della chiesa, nel secondo altare di destra, è una Madonna in trono con Bambino eseguita, probabilmente, da Niccolò e Antonio da Venezia intorno al 1425. L'altare è di gusto settecentesco con qualche reminiscenza seicentesca. Due alti pilastri raffiguranti ciascuno tre santi e tre profeti provenienti probabilmente dalla chiesa di S. Maria delle Grazie, sorreggono le statue di S. Teresa d'Avila e di san Domenico. In questa chiesa è conservata un'importante reliquia proveniente anch'essa dall'antico convento di S. Maria delle Grazie: una delle spine che formavano il casco  posto sulla testa di Gesù durante la Sua passione. Ora è racchiusa in un'artistica teca d'argento battuto e sbalzato del XVII° secolo.
Ora avviciniamoci all'altare ed andiamo a conoscere le due opere più  importanti
La Pala della Visitazione
Il dipinto raffigurante La Visitazione, oggi sulla parete destra del presbiterio, si trovava in origine sull'altare maggiore della chiesa di Santa Maria di Castello.
Il dipinto venne probabilmente realizzato poco dopo il 1641  per l'altare maggiore da poco costruito. Dove rimase fino all'ampliamento ottocentesco.
La Visitazione della Vergine a Elisabetta, presenta una composizione molto semplice di impianto ancora tardo-cinquecentesco. La scena è incentrata sulle due figure femminili in primo piano che si incontrano al centro del quadro e si inchinano con gesto deferente assumendo eleganti forme. Oltre l'angusto piano d'appoggio, emergono  dallo sfondo le figure incerte di Giuseppe al centro e del vecchio Zaccaria all'estremità destra del quadro che sembrano intrattenere tra loro un  dialogo. Domina la scena dall'alto la turbinosa figura di Dio Padre circondato da una luminosa nuvola di angeli.
Il dipinto è opera del vicentino Francesco Maffei, artista geniale che seppe interpretare la grande tradizione della pittura veneta del Cinquecento in chiave barocca con risultati felicissimi e di grande originalità di cui dà prova in questa opera esemplare, tra le più lodate dalla critica. Il tema della Visitazione è uno dei soggetti che ricorrono con maggiore frequenza tra le opere sacre di Maffei: nelle chiese di Vicenza ne esistono due altre versioni, entrambe più tarde rispetto a quella di Castello, una per l'Oratorio delle Zitelle del 1655 circa, l'altra per l'altare maggiore dell'Oratorio dei Proti realizzata nel 1657.
Il Polittico
Nella parete sinistra del presbiterio della chiesa, è conservato un grandioso polittico a tempera su fondo oro formato da 14 scomparti su due registri. Una fastosa struttura lignea di 265 x 210 cm. Tardogotica ad intaglio dorato ornata da pseudo foglie. La parte inferiore è uno zoccolo traforato dal basamento si elevano montanti che percorrono il polittico in tutta la sua altezza e le cuspidi terminano con un'ogiva trilobata. La tavola centrale raffigura la Madonna col Bambino e da sinistra i Santi Nicola, Matteo e  Giovanni Battista mentre, a destra vicino al Bambino, si riconoscono Pietro, Bartolomeo e Zeno. Nell'ordine superiore troviamo, in formato più ridotto, la tavola centrale raffigurante la crocifissione fra la Vergine e S. Giovanni Evangelista con ai lati le mezze figure di, sempre partendo da sinistra, Lucia, Caterina d'Alessandria e Antonio Abate mentre, a destra, Francesco, Agata ed Orsola santi a cui i cittadini arzignanesi erano particolarmente devoti.
Il polittico presenta un'impaginazione tradizionale con ben visibile l'asse centrale raffigurante la Madonna intenta a sorreggere un sottilissimo velo che copre le nudità del Bambino seduto sulle sue ginocchia in atteggiamento benedicente. E' il centro che regge tutto l'insieme, è Maria a cui la chiesa è dedicata il soggetto che si vuole porre in evidenza. Sopra di lei la tavola più piccola con tortiglioni che la dividono in 3 settori, che includono le figure di Maria, Gesù crocifisso e S. Giovanni evangelista. I Santi attorno  raffigurano confraternite, cappelle e chiese che dalla Pieve dipendevano. Nella tavola a destra è riconoscibile il Battista che indica il cartiglio che scivola dalla sinistra che regge anche la lunga croce sottile e che recita “ecce agnus dei ecce qui tollis peccata mundi” e la sua  presenza sta ad indicare la presenza del fonte battesimale nella pieve unico in tutta la sua giurisdizione. La presenza di san Matteo ricorda il colle arzignanese su cui sorge la chiesetta omonima così la presenza di S. Pietro ricorda un altro colle vicino al Castello ove sorgeva una chiesetta, ora scomparsa, esistente forse fin dall'epoca longobarda. San Bartolomeo raffigura il protettore dei conciatori arte che, ad Arzignano, era già fiorente sin dalla metà del 400. L'ultima figura è San Zeno il cui culto fu il primo a diffondersi nella valle del Chiampo mentre S. Nicolò è presente per la grande devozione verso di lui che si aveva nella Pieve.
Esaminando ora le figure a mezzo busto troviamo S. Lucia il cui culto, legato alla luce ed alla vista, era molto grande nel territorio. Per S. Caterina d'Alessandria  non esisteva nessuna confraternita ma al suo culto erano avviate le giovinette e le ragazze da marito. S. Orsola, ultima a destra, è presente per il suo culto nella chiesa di Costo. I due santi più importanti nella religiosità arzignanese sono Antonio Abate ed Agata. Il primo come santo protettore dei morbi contagiosi come la peste la seconda come patrona di Arzignano. S. Francesco, infine, perché già nel 400 era presente ad Arzignano il terz'ordine.
Il primo a dare una adeguata inquadratura cronologica dell'opera è il prof. Salvatore Maugeri che, nel 1954, lo colloca nei primi decenni del Quattrocento. Il dibattito critico sulla datazione del polittico continua per anni e sempre Maugeri, incanala la ricerca verso la Padova del medio quattrocento alla scuola dello Squarcione citando anche  Michele di Bartolomeo da Vicenza suo allievo dal 1431. Alla fine del restauro eseguito sull'opera dal 1986 al 1990, la datazione viene spostata in avanti sino al 1460 e Chiara Rigoni, curatrice del restauro, riconosce la mano di Zuan Francesco Zilio autore anche della crocifissione affrescata sul coro delle monache nella chiesa vicentina di Santa Chiara. In origine era collocato sull'altar maggiore della pieve quattrocentesca. Comunque l'autore non è ancora certo e, pertanto, lo definiremo semplicemente il maestro del polittico.
Per finire, sopra la porta laterale esterna del muro meridionale dell'attuale chiesa un architrave murato reca incisa la data 25 giugno 1459 a ricordo forse dell'inaugurazione e consacrazione della pieve quattrocentesca.

Arzignano è il paese di maggior rilievo della Valle del Chiampo.  La valle prende il nome dall'omonimo fiume che nasce dal Monte Gramolon. E' una vallata prealpina fra le Piccole Dolomiti e i Lessini che corre in direzione nord-sud al confine con la Provincia di Verona;  lunga una trentina di chilometri stretta e impervia nella sua parte alta, che è scarsamente abitata,  nonostante bellezze naturali considerevoli.
La presenza di abbondanti falde acquifere e molti piccoli corsi d'acqua, che la solcano trasversalmente, ha reso questa vallata ricca di vegetazione e assai ospitale sin dai tempi più remoti.
Il comune di Arzignano si trova in prossimità dello sbocco della valle ad un'altitudine di 116 m. sul livello del mare.
 
La leggenda vuole che Arzignano derivi dal termine latino “Arx Jani” (Tempio di Giano) la divinità romana che gli antichi mettevano in relazione al movimento perché “il mondo va sempre muovendosi in cerchio e partendo da sé stesso a sé stesso ritorna”.  Si diceva anche che esistesse un tempio a lui dedicato  sulla collina ove ora si trova il fortilizio scaligero. Una simile ipotesi non trova però nessun riscontro se non nella fantasia di alcuni umanisti quattrocenteschi.

E' molto probabile, invece, che il nome della cittadina derivi da “Argenius”  un cognome gentilizio della tribù Menenia e che, con il passare del tempo, sia stato aggiunto il suffisso - anum (Argenianum) indicante l'appartenenza di un podere. Decisamente più innovativa anche la derivazione da agger (argine) ma poco attendibile perché l'utilizzo di opere di arginatura e barriere per le acque avverrà solo in tempi successivi.

Un primitivo insediamento sorse con tutta probabilità presso l'antica confluenza tra i torrenti Agno e Chiampo già nell'VIII° secolo a.C., quando la zona era popolata dalla “Euganea Gentes” un popolo insediatosi nella regione che va dal mar Adriatico alle Alpi Retiche e successivamente scacciati da Veneti, una popolazione che avrebbe massicciamente colonizzato le regioni dell'Adriatico Settentrionale diffondendo una cultura “palafitticola” e sulla cui radice, ven, esistono 2 interpretazioni: la prima che sia originaria della lingua indoeuropea che indica una classe di guerrieri che vince e che si stabilisce in una zona, e la seconda che sta ad indicare il membro di un gruppo ben unito.

I reperti rinvenuti presso la frazione di Tezze tra cui vasellame, iscrizioni lapidee e i resti di un acquedotto, testimoniano la presenza dei Romani già dall'età imperiale. In frazione San Bortolo, invece, sul greto del torrente Chiampo, resta ancora qualche traccia delle arcate di un ponte sempre di epoca romana.

Va anche ricordato che Arzignano dista pochi chilometri dalla Via Postumia, l'attuale S.S. 11 che ripercorre, a volte sovrapponendo la sede della vecchia strada militare romana che congiungeva Genova ad Aquileia, e che prende il nome dal console Spurio Albino Postumio che la fece costruire.

La scoperta di alcuni scheletri in località Altura e che la soprintendenza, grazie anche ai corredi funerari, ha potuto identificare come appartenenti ai Longobardi, ne testimoniano la presenza sin dal IV secolo d.C.
Per trovare i primi documenti che menzionano Arzignano è necessario giungere intorno all'anno 1000; il territorio è governato dai Conti di Arzignano, un'antica famiglia discendente dal ramo dei Maltraversi imparentati con i Conti di Vicenza.

Dal 1336 il territorio passò sotto il governo della famiglia Della Scala di Verona sino al 1377 quando il dominio passò alla famiglia Visconti di Milano che sconfissero i Della Scala e si impadronirono delle vallate dell'Alpone, del Chiampo e dell'Agno. Già nel 1404 Arzignano passa sotto il governo della Serenissima Repubblica di Venezia.

Nel 1400 il nostro comune è uno dei più fiorenti della zona grazie alla ricchezza dei corsi d'acqua. Si sviluppano in particolare la lavorazione della lana e la concia del pellame oltre all'allevamento del baco da seta.

Due gravi pestilenze affliggono il territorio nel 1400 e nel 1600 decimando la popolazione.

Dal XVIII° secolo sorgono ville e palazzi a testimoniare la ricchezza di questa terra.

Nel 1797 Napoleone durante una delle sue campagne in Italia, strappa il Veneto alla Serenissima e fonda la Repubblica Veneta. Dopo la caduta di Napoleone il congresso di Vienna assegna  il Veneto e di conseguenza anche Arzignano, all'Austria facendoci diventare sudditi degli Asburgo sino al 1866 quando, con un plebiscito, viene votata all'unanimità l'ammissione al Regno D'Italia.
La storia più recente registra una forte crescita delle attività industriali e vede gli Arzignanesi partecipare con valore ai due grandi eventi bellici dell'ultimo secolo.

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