PRO LOCO TROMELLO
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PRO LOCO TROMELLO

La "Pro Loco Tromello" è sorta nel 1981 per iniziativa di un gruppo di volontari tromellesi con il proposito di riunire tutti i concittadini con un interesse allo sviluppo turistico, culturale, sociale e ricreativo della nostra comunità. Le Pro Loco sono associazioni di volontariato che operano per lo sviluppo del territorio e del turismo locale attraverso un'attività di valorizzazione delle proprie realtà e  potenzialità  turistiche, culturali, storiche, naturalistiche, enogastronomiche e sociali. Esse si configurano come efficace strumento per una promozione turistica di base, ruolo riconosciuto, ai sensi della legge regionale 16 luglio 2007 - n. 15 - Testo unico delle leggi
regionali in materia di turismo.

Servizi:

  • Tipologia
  • Associazioni Turistiche
  • Regione
  • Lombardia
  • Provincia
  • Pavia
  • Città
  • Tromello
  • Indirizzo
  • Via garlasco 27

Tromello (Trümé in dialetto lomellino) è un comune italiano di 3.811 abitanti della provincia di Pavia in Lombardia. Si trova nella Lomellina centrale, sulla riva destra del Terdoppio.

Tromello
Tromello LE ORIGINI
Le origini di Tromello, in dialetto TRUME’, si suppone siano molto antiche ed il ritrovamento di tombe celtiche e romane nei dintorni dell’abitato, ne confermerebbero l’ipotesi. Tromello sorge sulla riva destra del torrente Terdoppio ed anticamente era indicato come luogo di transito sul tracciato della via romea, che da Pavia raggiungeva le Gallie. Nel 990, Sigeric, arcivescovo di Canterbury, si recò a Roma per ricevere dal Papa il simbolo della sua autorità. Durante il percorso che si snodava lungo i sentieri della via Francigena, scrisse sul suo diario di viaggio di essere giunto a TREMEL, sua XLII tappa,dove si trovava un ospizio per pellegrini. Anche il toponimo non ha chiare origini: versione più attendibile fa derivare il nome Tromello dal Latino TRES MELLUM ( mell nel tedesco arcaico significa cinta), per la presenza di tre ordini di fortificazioni. Già alla fine del secolo XIII esisteva un castello o, come scrive l’Azario, “una fortissima rocca”: Nel 1335, i Beccarla, nobili pavesi ne diventarono i feudatari; nel 1535 il feudo passò agli Stanpa, grandi di Spagna che ne mantennero l’investitura fino al 1800. Con l’avvento dell’era napoleonica, terminò il feudalismo tromellese. Il tre settembre milleseicentocinquantanove, due reggimenti francesi invasero il paese ed i “ Tromellini”, per sfuggire alla violenza dei soldati, si rifugiarono nel castello. I francesi saccheggiarono l’abitato ed anche la campagna circostante ma non fecero vittime perché il rande maniero, che inglobava il Borghetto, non venne spugnato. Gli abitanti ritornarono alle loro case solo il 30 ottobre quando i francesi abbandonarono la zona. Nel 1750 venne costruito il primo ponte di legno su torrente Terdoppio, fino ad allora il torrente lo si attraversava a guado, o per mezzo di una passerella pedonale di legno. Nel 1769 venne costruito quello in muratura. Una striscia di territorio tromellese raggiungeva il fiume Ticino nelle vicinanze della cascina Torrazzina, per questo motivo, nel 1815, venne istituita una Regia Dogana con sei doganieri. Nel 1828 il TURON (Torrione), simbolo di Tromello venne alzato di sei metri per istallarvi il quadrante dell’orologio. Il 22 marzo 1849, dopo la battaglia della Sforzesca, il paese venne invaso dagli Austriaci che qui istallarono il loro quartier generale. Nel 1859, allo scoppio della seconda guerra d’Indipendenza, Tromello venne nuovamente invaso da 30 mila soldati austriaci che vi alloggiarono dal 30 aprile al 4 giugno. A metà ottocento, Tromello contava già 3.000 abitanti. Nel 1864, il paese ebbe la prima illuminazione notturna con lanterna ad olio e nel 1899 ebbe quella elettrica. Nel 1881 si inaugurò la linea ferroviaria Pavia-Mortara-Vercelli e nel 1884 la linea tranviaria Pomello-Vigevano.
Il Torrione
Il Torrione

IL TORRIONE

Anno di costruzione ignota; probabile torre medioevale. In origine doveva essere la torre d’angolo del “fortissimo” castello, del quale non v’è più traccia. Il castelli di cui la torre era parte integrante, dovrebbe risalire al XIII-XIV secolo, nessun documento ne attesta l’epoca certa. La torre è sempre stata di proprietà della comunità di Tromello, la quale, nel 1828, decise di alzarla di sei metri, per potervi istallare un orologio. Il tetto di cui era munita la torre, dovette lasciare il posto al caratteristico balaustrato con colonne di pietra, voluto dai tromellesi che, da allora lo ritennero il simbolo del Paese.
PALAZZO STAMPA (ora sede Municipale)
PALAZZO STAMPA  (ora sede Municipale) PALAZZO STAMPA  (ora sede Municipale)
Venne eretto nella seconda metà del XV secolo, dal Feudatario di Tromello, il Conte Don Massimiliano Stampa (grande di Spagna) che ne ottenne l’investitura da Carlo V, il 15 aprile 1535. In origine era una casa forte, utile alla difesa del contado tromellese, ed all’adiacente castello. Nel cortile interno si trovavano le scuderie e su un lato della costruzione, era impiantato un grande giardino, completamente cintato da mura. Verso la fine del XVIII secolo, passò ai Marchesi Castiglioni, che se ne liberarono nel secolo successivo. Il Palazzo, subì diverse trasformazioni, perse la funzione originale divenne un’ottima dimora signorile. A fine 1800 la contessa Marietta Gamberana proprietaria del Palazzo lo cedette al Comune  che lo destinò a sede Municipale.
Palazzo Brielli
Palazzo Brielli PALAZZO BRIELLI
I Brielli, per diversi secoli, rappresentarono la “Legge” in qule di Tromello, essendo notai e avvocati per generazioni; molti di loro ricoprirono la carica di Segretario Comunale. Il grande Palazzo di loro proprietà, si può far risalire al XVII secolo, anche se taluni credono che sia del secolo precedente. Durante le guerre risorgimentali, molti alti ufficiali, sia austriaci che piemontesi, presero alloggio in quel comodo palazzo, corredato di ottime scuderie. Il seicentesco Palazzo Brielli Castiglione è sito nel centro storico del nucleo abitato di Tromello alla Via Trento, 2 e 4, adiacente al Rione detto della “Melindrana”.  Tromello ha origine antica, come testimoniano le pietre miliari di Costantino del 323 posate sul rettifilo Pavia-Garlasco-Tromello-Mortara. 
Il paese fu Corte Regia al tempo dei Conti Palatini di Lomello. I Beccaria furono i primi feudatari di Tromello ed ancora nel 1444, Filippo Maria Visconti confermò i feudi di Tromello e Borgo San Siro ad Agostino Beccaria. 
Vista la posizione strategica del luogo, in un importante crocevia, passarono per il borgo eserciti francesi e russi dal 1789 al 1814 e le armate austriache e franco-piemontesi durante la prima e la seconda guerra d’indipendenza.La prima, scoppiata nel 1848, finì con la disfatta di Novara dove Carlo Alberto, Re di Piemonte, venne sconfitto dall’esercito austriaco comandato dal Generale Radetzky. Durante lo spostamento delle truppe in Lomellina, il Generale dimorò ed istituì il comando nelPalazzo Brielli.
La “Domus in Contrada Melindrana” di proprietà di Giovanni Maria Mazzoli nel 1677 divenne proprietà della famiglia Brielli (dinastia più influente nel territorio di Tromello), che conserverà la proprietà nel tempo ampliando e modificando l’edificio fino a giungere (anno 2003) all’attuale proprietario Paolo Castiglione.
Lo stato di conservazione generale presumeva una mancanza quasi totale di manutenzione dell’immobile e, dopo anni di abbandono, l’illuminato proprietario ha portato a termine una complessa opera  di ristrutturazione  con un intervento di recupero conservativo generalesull’intera proprietà e, in particolare, sugli aspetti aulici delle consistenze (facciata principale, decorazioni, affreschi, etc.) di maggior pregio. 
Il recente restauro dell’immobile, durato ben cinque anni,  ha restituito al Palazzo Brielli Castiglione  l’antico fascino e prestigio, valorizzandone la struttura attraverso la sobrietà e l’accurato recupero dei materiali. L’edificio di epoca seicentesca  è tutelato dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici e Culturali. Chi progettò queste forme architettoniche sicuramente conosceva il metodo e la tradizione del palazzo cittadino e, se pur interpretandolo e semplificandolo, ha fatto tesoro delle lezioni dei grandi architetti del ‘500 che realizzarono capolavori come Palazzo Farnese (A. da Sangallo – Michelangelo), Palazzo Laterano (D. Fontana), etc. Si veda ad esempio l’alternanza delle finestre a timpano triangolare, centinato e lineare.
CHIESA PARROCCHIALE di San Martino
CHIESA PARROCCHIALE di San Martino CHIESA PARROCCHIALE di San Martino
Deriva da un’antichissima pieve, che si dice esisteva già attorno all’anno Mille che nel 1259 si trovava fuori dal castello e che pagava a Pavia un tributo in biade. Nel 1361, al suo interno esisteva già la cappella di San Michele, eretta da Goffredo Panizzari. Nel 1460, essendo buia e stretta, ad una sola navata, il Rettore scrisse che nella Parrocchia esistevano due chiericati con proprie cappelle. A novembre del 1622, venne comperata una “cantina” adiacente alla Chiesa dai Reverendi padri di San Francesco di Vigevano con lo scopo di ampliare la Chiesa, il cui intervento terminò nel 1666. Lungo tutto il perimetro esterno della Chiesa, vi era un cimitero, della larghezza di “due passi” che svolse il suo compito fino al primo decennio del 1800. caratteristico e singolare, l’affresco della Madonna della Donzellina, del XV secolo, tolto dal muro della cascina omonima nel 1686 e portata in una cappella costruita appositamente per contener la sacra immagine, ritenuta miracolosa. Ai piedi della cappella è sepolto il cuore del Cardinale milanese Carlo Gaetano Stampa ( 3/11/1742). Pur mantenendosi alla forma originale di un’unica navata, la chiesa, fu arricchita di cappelle laterali e di sette nuovi altari a seguito degli interventi di ampliamento. Le navate laterali furono dipinte nel 1884 da Paolo Maggi di Pavia e la navata centrale fu dipinta nel 1884 da Pietro Ramella di Vigevano. Di tutti i quadri sacri esposti nelle varie cappelle i più notevoli che possiamo ammirare sono la Madonna del Rosario, opera del 600 dipinta da Guglielmo Caccia, detto il “Moncalvo”, la Madonna dei Santi e la Deposizione del Cristi attribuiti a G.B. Crespi detto il “Cerano”. Nel 1962 venne costruito il nuovo battistero su progetto dell’Arch. Francesco Portaluppi di Tromello, un pregevole lavoro ricco di marmi e mosaici completato da una cancellata di ferro battuto, opera del nostro artigiano locale Giovanni Gallotti. Il San Martino posto nella facciata della chiesa era stato dipinto dal pittore Mazzucchi di Vigevano. Il dipinto venne restaurato e rinfrescato nell’estate del 1995 dal pittore Remo Faggi di Vigevano.
Chiesa di San Rocco
Chiesa di San Rocco CHIESA DI SAN ROCCO
E’ la chiesa più amata dai Tromellesi, sede dell’antica confraternita omonima, i cui associati, in dialetto, erano denominati “Sanruchìn”. L’epoca della sua costruzione non è certa, anche se si narra che fu costruita, per voto popolare per la cessazione della peste del XV secolo. Recenti studi e ricerche, portano a retrodatare la sua nascita in quanto nel vano scala che porta all’organo, nella primavera del 2000, è stato portato alla luce uno splendido affresco, mai registrato in nessuna documentazione, raffigurante sei Santi, (dovrebbe essercene un settimo, ma coperto da uno spesso muro): Santa Caterina (completamente rovinata), San Sebastiano e San Rocco (spendidi), San Tommaso d’Aquino, San Cristoforo e San Girolamo (parzialmente rovinati) databili nella seconda metà del XV secolo. Dalla visita pastorale del 1565, viene ricordato che i confratelli sono 24, ma la caratteristica della chiesa di quel periodo, sta nel fatto che la stessa è divisa in due parti mediante una parete, nella quale vi sono due finestrelle chiuse con tavole: dalla parte dell’altare ci sono due solai, uno dei quali serve da magazzino per i confratelli, l’altro serve come “hospitale” per i pellegrini: Questo fatto, induce a pensare che la chiesa sia molto antica, e da secoli, fungesse come ricovero per i viaggiatori. Altro fattore, che può convalidare l’antichità della chiesa è la testimonianza di un sacerdote, incaricato dal Vescovo pavese d’indagare sull’anno di nascita delle Confraternite tromellesi, (erano quattro) per quanto riguarda i “sanrocchini” ammette candidamente: “non ho ritrovata niuna fondazione di detta scolla”. Si sì tiene conto che l’indagine è del 1607 e già allora la Confraternita era così antica che non si riusciva ad avere notizie sulla sua fondazione, certamente, nel XV secolo, la chiesa esisteva già, ma da quanto tempo? La cappella a destra, dedicata alla B.V. Maria è stata formata alla fine del 1696, quella sinistra, sempre al centro della chiesa, risale a qualche decennio dopo, di questa cappella notevole la statua lignea di San Sebastiano. L’altare maggiore, in marmo rossiccio e nero, pare che provenga da una chiesa pavese, ed è del XVIII secolo. Com’è normale, vari rifacimenti portano la chiesa allo stile barocco attuale: L’ultimo intervento alle strutture risale al 1909, anno in cui fu rifatta la facciata e alzato il tetto.

AFFRESCHI DI SAN ROCCO
Si tratta di un ciclo di dipinti situati nella chiesa sul lato sinistro della navata centrale, più precisamente all’interno del vano scala che dalla navata stessa porta all’organo situato in controfacciata sopra il portale d’ingresso. Tali affreschi, che ricoprono quasi interamente la parete, facevano probabilmente parte di un più vasto ciclo pittorico che in origine decorava un’antica cappella situata in quale punto, ora murata, di cui si riconoscono a tutt’oggi avanzi del cornicione interno. La porzione oggi visibile partendo dall’ingresso e salendo le scale rappresenta cinque Santi nel seguente ordine: Santa Caterina di cui sono visibili solo l’iscrizione ed il volto, San Sebastiano e San Rocco molto en conservati e di notevole qualità, San Tommaso d’Aquino e San Cristoforo con sulle spalle il bambin Gesù  rovinato dalla posa dei gradini della scala. Un sesto Santo, San Gerolamo, si trova in corrispondenza del sottoscala che ospita il contatore della luce. E’ ipotizzabile la presenza, a sinistra di San Gerolamo, di un settimo Santo non individuabile in quanto vi è uno spesso muro addossato a quello originario. Merita menzione la scritta visibile sopra Santa Caterina  “ Die Mzij Domenichus De Nocte Fecit Per” in testo nero su fondo bianco.Documentazione relative alla visita Pastorale in Tromello nel 1744 fanno menzione di un sepolcro situato in quel punto. Poiché da ricerche è risultato che i DE NOCTE erano una famiglia facoltosa del paese, la supposizione è che possono essere stati i committenti della cappella e degli affreschi e che il sepolcro citato fosse proprio quello di un membro di tale famiglia.
Chiesetta di Santo Stefano
Chiesetta di Santo Stefano LA CHIESETTA DI S. STEFANO
La leggenda Un giorno dalla chiesa di San Martino, viene rubato il sacro pisside, tutta la popolazione è sgomentata per quel furto sacrilego, preghiere e lamenti si sprecano, mai era accaduto una cosa del genere. Il giorno di Santo Stefano, un carrettiere esce dal paese con il suo carretto tirato da un mulo, non si sa chi era né dove era diretto, il fatto che il mulo improvvisamente si fermò sul ciglia della strada e nulla valgono gli incitamenti del carrettiere per smuoverlo, è come inchiodato al terreno. Più passano i minuti e più il carrettiere diventa nervoso, il mulo non si muove; fatto sta che girando intorno al mulo improvvisamente, sul verde prato scorge delle macchie bianche, incuriosito si avvicina e con stupore, si accorge che vicino ai suoi piedi ci sono decine di particole. Dopo un attimo di sbigottimento, abbandona sul posto carro e mulo e corre verso il paese a riferire l’accaduto. La notizia passa di bocca in bocca in un lampo e in breve tempo anche il Rettore viene a conoscenza del fatto. Munito di crocifisso e indossati i paramenti sacri, improvvisa una processione e si porta sul luogo della scoperta. Subito grida al miracolo!!! al miracolo!!!, l’area  coperta dalle ostie fu dichiarata sacra, essendo quel terreno santificato dal corpo di Cristo. Per volontà popolare si decide di erigere una cappella, dedicandola al Santo del giorno artefice del ritrovamento del Corpo di Gesù. Essendo il terreno di proprietà comunale non ci sono state difficoltà ad ottenere il permesso di costruzione della chiesetta. Se la storia sia vera, non ci è dato da sapere, perché non esistono documenti; dobbiamo dire che la chiesetta di Santo Stefano, nelle visite pastorali, che si sono susseguite nei secoli, non viene mai menzionata, questo spiega col fatto che non  mai stata una proprietà ecclesiastica, ma della comunità. La chiesetta non ha mai avuto un reddito, per cui gli ecclesiastici, non avendo nessun introito, non se ne sono mai interessati.
il Crocione
il Crocione LA TRADIZIONE DEL CROCIONE
Nonostante ricerche condotte, non si sono travati documenti che indicano le origini di questa tradizione religiosa. E’ probabile che questa tradizione sia nata verso il 1630 quando in Lomellina si diffuse la terribile peste che portò ad una grande devozione per San Rocco, protettore degli appestati, e che la stessa sia stata poi tramandata di generazione in generazione fino ai giorni nostri. Da un documento sappiamo che questa usanza era prerogativa della Confraternita di Santa Maria Loretana. Si presume che nel 1800, la confisca della Confraternita da parte del Governo Francese, la tradizione sia stata trasferita dai fedeli nella Chiesa di san Rocco; sappiamo anche che la divisa originale dei sanrocchini era di colore verde e che venne sostituita nel 1895 da una tunica bianca con mantellina e medaglione dorato di San Rocco. Il personaggio di questa manifestazione fu e sarà sempre misterioso; esso indossa una tunica rossa con cappuccio che gli copre il viso, a piedi scalzi con le catene legate alle caviglie  che vengono trascinate sul selciato e porta una pesante croce di legno sulle spalle. Tale personaggio sciuscita  ai presenti alla manifestazione sensazioni tali che danno l’impressione di trovarsi veramente di fronte a Cristo. Questo personaggio, si presume che sia un penitente,oppure una persona che chiede grazia particolare, è condotto da un cireneo  dagli uomini del sinedrio che portano delle lampade per illuminare la scena, mentre i sanrocchini in divisa bianca tengono a distanza la folla numerosa che segue la processione. Una nota di colore relativa a questo evento è la curiosità della popolazione e di chi vi partecipa che di anno in anno tenta di scoprire, senza esito, l’identità del penitente di turno osservandone, per quanto sia possibile, attraverso la tunica le caratteristiche fisiche. Tale manifestazione (processione) viene svolta tutti gli anni nella serata del giovedì Santo.
il Cappellone
il Cappellone IL CAPPELLONE
Antistante la Parrocchia di San Martino ci sono tre cappelle in stile barocco, anticamente chiamate “ Cappellone”. La loro erezione è della seconda metà del XVIII secolo ed erano all’interno dell’antico cimitero comunale, vi si poteva celebrare anche la messa. La cappella centrale ha un’altare sormontato da un dipinto in rilievo rappresentante la Deposizione di Cristo; quelle ai lati, rappresentano il sacro ed il profano, con disegni vari in rilievo, tutto a stucco. Le tre cappelle sono chiuse da cancelletti di ferro.
La Punsela
La Punsela Antico passaggio pedonale per l'attraversamento del Torrente Terdoppio nelle campagne tromellesi.
RIEVOCAZIONE STORICA MADONNA DELLA DONZELLINA
RIEVOCAZIONE STORICA MADONNA DELLA DONZELLINA
Ogni cinque anni si ripetono i festeggiamenti dell' anniversario della traslazione dell’immagine della Madonna della Donzellina, venerata in modo particolare dai tromellesi, perché legata ad un leggendario evento accaduto nel lontano 1686: un’affresco rappresentante la Madonna era dipinto sopra la porta di una casa del cascinale detto Donzellina, di proprietà dei Conti Stampa, sito ai confini del territorio di Tromello ed in vicinanza di Remondò e fin dal 1683 era venerato da molte persone. Nel 1686 gli Stampa decisero di demolire il cascinale perché in cattivo stato e di riedificarlo in altro luogo più elevato e meno malsano conservando sempre la denominazione antica del cascinale "Donzellina".  tagliò la parte di muro su cui era dipinta l'immagine e, come vuole la tradizione popolare, disputandosi fra di loro il possesso, i due Comuni confinanti di Remondò e Tromello decisero di lasciare alla sorte la decisione. Si aggiogarono due buoi ad un carro e, dopo aver caricato sul carro l'immagine, si lasciarono liberi. Ciò avveniva il 20 ottobre 1686. Si racconta che, alla presenza di una numerosa folla dei due paesi, il carro si diresse verso Tromello e si fermò d'innanzi alla Chiesa parrocchiale. Si pensò allora d'incastonare, in una parete interna della Chiesa, quella parte di muro portante la figura della B. Vergine. Due secoli dopo, con l'ampliamento della Parrocchiale, anche l'immagine trovò luogo più degno nella migliore cappelletta della Chiesa, dove tuttora risiede. A partire dal 2006 si è deciso di far rivivere ogni cinque anni ciò che la storia ha portato fino ai giorni nostri e per questo motivo la parrocchia di Tromello, coadiuvata dal comitato degli “Amici della Donzellina”, ha predisposto un’intera settimana di festeggiamenti e celebrazioni in onore della propria Protettrice. Per i motivi che tutti ormai conoscono le varie celebrazioni si svolgeranno nella chiesa di San Rocco, tuttavia sarà sempre esposta la statua in legno della Madonna, fatta produrre dai famosi artigiani della Val Gardena prendendo ispirazione proprio dall’affresco. Gli eventi culmineranno domenica 16 ottobre 2016 con la grande rievocazione storica della traslazione: un corteo di numerosi figuranti in costume, seguito da un carro trainato da due buoi e portante l’immagine della Madonna, farà l’intero percorso dalla cascina fino al centro del paese, per poi concludersi in chiesa con una preghiera di affidamento. Gli sbandieratori e la banda seguiranno tutto il corteo e faranno uno spettacolo in piazza. il Sabato successivo invece, presso la Sala Nautilus, si svolgerà la “Cena a Palazzo dei Conti Stampa”, vale a dire una cena benefica con piatti d’epoca, personale e figuranti in costume, il tutto in favore dei festeggiamenti dedicati alla Donzellina.
Costruzione Carri
Costruzione Carri All'interno del nostro borgo sono rimasti alcuni artigiani locali che svolgono ancora attività ormai rare, come ad esempio la costruzione di carri da attaccare ad animali. Ecco alcune immagini delle creazioni realizzate da Roman Claudio Falegnameria "il gusto dell'antico" Tromello.
PRO LOCO TROMELLO PRO LOCO TROMELLO PRO LOCO TROMELLO PRO LOCO TROMELLO PRO LOCO TROMELLO
Testimonianze tangibili del passato di Tromello si possono trovare nelle chiese, nei palazzi e nelle vecchie case del centro storico. Impalpabile è invece la presenza del castello, sulla quale si esprime con molta fantasia, ma indubbio fondamento di verità, la tradizione popolare. Con ogni probabilità la fortificazione si trovava in prossimità dell'attuale chiesa di San Martino, in posizione più elevata rispetto al resto del paese, ed era circondata da un fossato con ponte levatoio. Il periodo di costruzione potrebbe ipotizzarsi intorno ai secoli XIV e XV. La demolizione della roccaforte è comunque posteriore alla seconda metà del XVII secolo, con la costruzione ed il successivo ampliamento della chiesa di San Martino sullo stesso luogo. Le tracce del castello, costituite dagli archi indicanti i ponti levatoi, vengono cancellate con la selciatura della strada, nel 1817.

La Chiesa parrocchiale è dedicata a San Martino vescovo. Dagli scritti di Padre Pianzola si apprende che la chiesa, costruita nel secolo XVII "entro il castello", era di una sola navata,
ed insufficente per la crescente popolazione. Si cita anche una data: 1666. Con la demolizione del castello, la chiesa viene ampliata a più riprese e nel 1835 assume l'attuale fisionomia a croce greca con tre navate. L'affresco sulla facciata rappresenta San Martino in atto di donare la metà del suo mantello ad un povero. Gli altari all'interno della chiesa sono sette, fra i quali è interessante notare quello dedicato alla Madonna della Donzellina, il secondo a sinistra, certamente per l'antico affresco raffigurante la Madonna, ma anche per la leggenda che da sempre si tramanda sulla storia del dipinto.

Pare infatti che esso si trovasse su un muro del cascinale detto "Donzellina", di proprietà dei conti Stampa, ai confini tra il territorio di Tromello e di Remondò. Con la demolizione della cascina, nel 1686, viene tagliata la parte di muro riportante l'affresco. Essendo il dipinto molto venerato dalle genti del posto, sorge la disputa fra Tromello e Remondò per avere in custodia il prezioso tesoro. Si stabilisce di lasciare la decisione al fato e, caricato l'affresco su un carro trainato da due giovenche, si lascia che il destino segua il suo corso. Così, il 20 ottobre 1686, per la gioia dei tromellesi, il carro si ferma davanti alla chiesa
di San Martino.

Un angolo caratteristico di Tromello è il "Torrione"; costruito intorno al seicento, dagli spagnoli, come punto di osservazione fortificato, viene innalzato di alcuni metri verso la metà dell'ottocento per consentirvi l'installazione dell'orologio.

Nella vecchia via Melindrana, ribattezzata oggi via Trento, si trova la chiesa diSan Rocco. La costruzione risale alla prima metà del seicento, per voto della popolazione minacciata dalla peste. E' in stile barocco a croce latina e risente molto dei rifacimenti susseguitisi in epoche diverse. All'interno si possono notare l'affresco dedicato a San Rocco e l'altare maggiore in marmo, rilevato dalla chiesa di San Martino di Pavia ed installato nel 1722. Un'antica tradizione, sempre molto seguita, è la Processione del "Crocione", una rappresentazione della Via Crucis che si svolge, ormai da secoli, il Giovedì Santo. Il Cristo è impersonato da un fedele incappucciato e sconosciuto a tutti che, offrendosi di portare la croce, intende così espiare le sue colpe.
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